
Ieri, 22 settembre 2026, ho partecipato a Roma ℅ MIMIT alla presentazione ufficiale di GITEX AI Mediterranean / Italy 2027, un appuntamento che apre nuove prospettive per il posizionamento dell’Italia nell’ecosistema tecnologico internazionale
Il 21 e 22 aprile 2027, il Roma Convention Center “La Nuvola” ospiterà la prima edizione italiana di GITEX AI Mediterranean, iniziativa sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla Regione Lazio e da Lazio Innova.
Un evento che si inserisce nel network internazionale di GITEX GLOBAL, presente in 14 città e Paesi tra Europa, Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente.

Ma il punto, a mio avviso, va ben oltre l’organizzazione di una grande manifestazione tecnologica cui potrebbe essere intelligente partecipare.
Il Mediterraneo può diventare uno spazio strategico di connessione tra conoscenza, capitali, talenti e capacità industriale. Un luogo nel quale l’intelligenza artificiale non sia soltanto una tecnologia da adottare, ma un’opportunità per costruire nuove filiere produttive, generare impresa, sviluppare competenze e rafforzare le relazioni economiche internazionali.
In questo scenario, abbiamo l’opportunità di mettere a sistema il nostro patrimonio scientifico, imprenditoriale e industriale, costruendo nuove connessioni con i mercati emergenti e con i principali ecosistemi globali dell’innovazione.
La nostra isola, per posizione geografica, competenze e potenzialità tecnologiche, può contribuire a questa nuova geografia dell’innovazione, a condizione di saper trasformare le opportunità internazionali in progetti concreti, investimenti, nuove imprese e occupazione qualificata.
Perché il futuro non si costruisce semplicemente partecipando ai grandi appuntamenti internazionali. Si costruisce arrivandoci con una visione, una proposta e la capacità di trasformare le relazioni in risultati.
Il Mediterraneo non è soltanto il mare che ci separa. Può diventare l’infrastruttura che ci connette.
E la Sardegna deve saper essere parte di questa conversazione.
